Nella Scrittura di Ivano Mugnaini, tra Poesia e Racconto: il Ritmo della Vita

(Trascrizione dell’ Intervista online a Ivano Mugnaini del giorno 8 novembre 2022)
modera: Giulia Sonnante,
introduce: Antonella Vairano
(la video-intervista è disponibile sul canale Youtube alla pagina personale di Antonella Vairano, nella SEZIONE VIDEO)
—– Apertura:
AV: Bene, ci siamo, buona sera: benvenuto Ivano Mugnaini, benvenuta, Giulia!
GS: Ciao, Antonella; ciao, Ivano!
IM: Ciao, ciao…
—–Presentazione:
AV: Bene, mi presento: sono Antonella Vairano e gestisco il Circolo Letterario Vento Adriatico, con il quale promuovo ed organizzo eventi culturali e sono anche una Poeta, una Poetessa, per me, è uguale, non faccio differenza. Di recente, ho realizzato con Giulia Sonnante il blog del Circolo Letterario Vento Adriatico, uno spazio di scrittura, aperto a riflessioni, pensieri, articoli, non soltanto, miei e di Giulia, ma di altri validissimi e preziosi collaboratori. Anzi, inviterei chi ci segue e chi ci seguirà in questo primo incontro, a seguire il blog per le interessanti riflessioni che, infine, se vogliamo, altro non sono che riflessioni sulla vita, non soltanto sulla Poesia in senso stretto.
Questa sera, siamo contente, io e Giulia, e mi auguro anche Ivano, in quanto inauguriamo un nuovo progetto del Circolo letterario Vento Adriatico: Autore in Circolo. Per farla breve, una serie di interviste online a interessanti autori contemporanei.
Bene, questa intervista a Ivano Mugnaini verrà condotta dalla nostra anglista e traduttrice: Giulia Sonnante.
Io, adesso, darò qualche informazione su Ivano Mugnaini, dopo di che, vi saluterò, vi lascerò, in libertà, in questo vostro incontro, in questa vostra, interessante chiacchierata e riapparirò alla fine per quelli che saranno i saluti finali. Bene, qualche notizia su Ivano:

Ivano Mugnaini è nato a Viareggio e si è laureato a Pisa in Lettere moderne con una tesi sul teatro elisabettiano. Poeta, narratore, saggista, critico, traduttore e consulente letterario.
Ideatore del Premio Nazionale “La vita in Prosa” e il concorso “Elogio della Follia” aperto sia a scrittori affermati che emergenti. Collabora come autore di testi con diverse associazioni culturali tra cui AstrolabioCultura di Pisa, diretta dalla Poeta e critica Valeria Serofilli.
Tra i critici che si sono occupati della sua opera: Gina Lagorio, Giorgio Barberi Squarotti, Luigi Fontanella, Elio Pecora, Maria Luisa Spaziani, Walter Mauro, Andrea Camilleri.
Ha pubblicato i libri di poesia: Controtempo, Inadeguato all’Eterno, Il tempo salvato, La creta indocile; le raccolte di racconti: La casa gialla, L’algebra della vita; i romanzi: il miele dei servi, Limbo minore. Il suo racconto “Desaparesidos” è stato pubblicato da Marsilio e il suo romanzo breve: Un’alba da Marcos y Marcos.
Di recente uscita, il romanzo Lo specchio di Leonardo. Cura il blog letterario “Dedalus: corsi, testi e contesti di volo letterario” e il suo sito personale: https://www.ivanomugnaini.it/
Bene, così come avevo detto, vi lascio in questa sicuramente molto interessante chiacchierata e ci vediamo dopo. Bene, a voi la parola, a te, Giulia.
GS: Grazie, ciao, Antonella.
AV: Ciao, ragazzi!
IM: Ciao, ciao…
***

—–Intervista:
GS: Allora, Ivano, possiamo iniziare questa nostra chiacchierata. Ho preparato delle domande: la prima, corposa, è questa: Che cos’è per lei la Poesia? Questa… mi premeva porgerla.
IM: Sì, sì… Dunque, la prima…ci potremmo star tutta la serata, fino a domani, oppure cavarcela…. Purtroppo abbiamo poco tempo; direi, è quasi più facile dire cosa NON è la Poesia! Però, visto che la domanda è precisa, potrei dire:
“La Poesia è il tentativo di rendere la vita, non dico comprensibile, questo è impossibile, però, perlomeno di dare, di trovare spunti di bellezza, spesso nascosti, nell’incomprensibile, nell’assurdo, nel dolore.“
La Poesia spesso non è quella sui fogli, sui libri, ma anche in un gesto, un atteggiamento, magari, di generosità, di solidarietà.
La poesia: credo che ognuno abbia un proprio modo di intenderla; anche nei libri, si può preferire un tipo di poesia piuttosto che un’altra, sono tutti legittimi purché esprimano qualcosa di autentico, che emozioni…
IM: La prima domanda era molto tosta…direi di…
GS: Sì…
IM: Spero di esser stato…se vogliamo passare…
GS: La seconda parte di questa stessa domanda è la seguente: se la poesia ha ancora senso in un tempo di guerra o in una società materialistica dominata dalla velocità dei social o dalla esteriorità? Lei, in una bellissima lirica, ha definito il nostro tempo “rapido e rapace” ed è giusta, questa sua definizione, molto centrata. La lirica è…
IM: Mi fa piacere che…Qual è la lirica in questione?
GS: La lirica è: Per incantamento – Quasi dantesca in La Creta indocile di cui parleremo oggi.
IM: Direi, la Poesia ha più senso nei tempi di crisi, di guerra, proprio perché fa da contrasto, indica una strada da seguire, come detto, in una società dominata dalla velocità, in questi tempi rapaci. Però, non è detto che proprio con questi mezzi che stiamo usando anche oggi, non si possano creare nuovi modi per diffondere la Poesia e sicuramente anche noi diamo un contributo in questo senso.
Comunque, per rispondere in maniera sintetica, direi, più che mai oggi, più che mai oggi e non è detto che…ripeto: non soltanto nei libri, ma anche come atteggiamento di contrasto all’aggressione…
GS: …agli egoismi…
IM: alla mancata…agli egoismi, perfetto! Alla mancanza di compassione verso gli altri, verso quelle che sono le situazioni di difficoltà, di fragilità…
GS: passiamo adesso a presentare questa bellissima raccolta: La creta indocile.
La prima cosa che colpisce è il titolo, un contrasto in sé, quasi un ossimoro. Che cosa rappresenta la creta e perché è indocile? Lo abbiamo un po’ detto…

IM: in parte, è stato un po’ anticipato…tuttavia, mi fa piacere…Hai detto bene, i due termini che compongono il titolo sono un po’ in antitesi l’uno con l’altro.
GS: Sì, perché noi siamo abituati alla creta come a qualcosa di docile…
IM: …Invece, volutamente è stato creato questo contrasto per dire che, sia le parole che compongono il libro, sia la vita stessa, sono tutt’altro che docili. Bisogna impegnarsi per tentare di avvicinare la forma, l’oggetto alla realtà che vorremmo creare. Quindi, hai detto, bene… (hai detto “ossimòro” alla greca, io dico “ossimoro” perché sono …è uguale…non cambia nulla…)
GS: …e sì! (ride)
IM: no, no, va bene…
GS: Ehh…Se c’è all’interno della silloge, una lirica a cui è particolarmente legato e perché? Tutte sono molto belle…se può citarne due o tre…sono bellissime tutte: da quelle d’amore a quelle più esistenziali.
IM: Sì, sono le componenti principali della raccolta; è come chiedere ad un padre chi è il tuo figlio preferito…non che siano molto contenti se si risponde…però, è giusto, bisogna fare una selezione, io direi…tra tutte, tre testi relativamente brevi…
GS: oppure, lo dico io….
IM: Squame, Con sollievo, Il grado zero.
GS: sono anche le mie preferite! Se può dirci, perché è legato a queste tre liriche, in modo particolare?
IM: Sì, dunque….
GS: Forse, le leggiamo, prima?
IM: Sì, quello aiuterebbe, se c’è possibilità….
GS: Sì, Con sollievo, la prima che vorrei leggere, è a pagina 30 del volumetto, se qualcuno volesse seguire:
Con sollievo
Lasciamo che il testo trovi
la sua strada, l’oggetto, il messaggio.
Niente sarà sprecato, non un gesto,
un sorriso, uno slancio, un pensiero
dedicato a lei che, ferma di fronte
al portone serrato del sogno, ci dava
appuntamenti per il giorno sbagliato,
ridendo, giocando a scardinare il tempo
che giocava a dadi, distratto, muto.
Lasciamo che il verso trovi
per sé e per noi la sua strada, il suo senso.
Tutto, perfino il nulla, ha corpo nella parola,
e la sua assenza di sostanza è pietà,
misericordia nella tortura che ci consuma,
il “foco che ci affina”.
Forse, magari nel regno del sonno, quando
sarà pace il silenzio e prato il respiro,
ci sarà detto dove conduce il sentiero
e diverremo noi il cammino, saldo, sicuro,
ignaro di abissi di tornanti. Tutto avrà scopo,
ed ogni interrogativo irrisolto sarà arte
arcana di filosofia astratta e carnale, volto
incrociato lungo un viale straniero, quando
è già quasi sera, e, con sollievo, non si è certi
di distinguere buio e luce, falso e vero.
Questa è bellissima!
IM: grazie per questa bella lettura, ti ringrazio, molto ben fatta. Ho apprezzato molto! Non è facile, è lunga e complicata…Dunque, mi hai chiesto perché…
GS: per me, questa è…
IM: dimmi, dimmi…
GS: per me, questa è un sollievo in sé perché smussa la paura della morte che è la nostra paura più grande ed è anche una lirica dal carattere esistenziale, centrata sulla ricerca del senso della vita. Poi, c’è la citazione di Dante. (lei è incline alle citazioni letterarie, non solo in Poesia ma anche in prosa, per esempio, nel romanzo Limbo Minore) e qui, ci troviamo nel XXVI canto del Purgatorio in cui Dante incontra Giudo Guinizelli e vuole sapere chi sia lo spirito che egli stesso non ha riconosciuto. E credo che questo Spirito sia quello di Arnaldo Daniello, il trovatore, che Dante citerà nel De Vulgari Eloquentia (1304). “Il foco che ci affina” perché, poi, lo Spirito si getterà nel fuoco per emendare le sue colpe. (Siamo nel Purgatorio, non nell’Inferno!)
IM: il riferimento a Dante è sempre gradito, quindi, grazie…
GS: Lo ha fatto, lei, non io…! (ride)
IM: no…però, la disanima è stata fatta! Va benissimo…
GS: poi, naturalmente, la citazione è doppia perché anche Eliot cita Dante nella Terra Desolata, però, per Eliot, il miglior fabbro non è Arnaldo Daniello, ma Ezra Pound. (Questa, una piccola parentesi che era bello fare)
IM: sono cose belle, in letteratura tutto è collegato; è come un filo che si dipana, che s’intreccia… Quindi, mi hanno fatto piacere, sia la lettura che i riferimenti fatti.
GS: è bella la Poesia…! L’altra lirica è: Il Grado zero, a pag. 41 del volumetto. Vado a leggere anche questa, molto bella, forse la mia preferita:
Il grado zero
Arriva il momento in cui tutto ciò
che rimane è attesa, sospensione,
grado zero della vita. Diventa colpa,
allora, perfino muovere le dita goffe
della speranza, dirigere il cuore verso
l’idea di un cielo chiaro, arioso, un morso
di pane, una briciola, un sorso residuo
di vino.
Ma più colpevole e più tenace è
l’udito, fisso sul legno della porta,
inchiodato, crocifisso, appeso
ad un battito, un tocco ansioso,
incerto, furtivo: forse il tonfo,
l’incedere cieco del destino;
forse, il calore, sincero, di una mano.
IM: grazie mille. Questa risponde un po’ al discorso della Creta indocile. Ci sono molti riferimenti alle mani, ai gesti, quasi al tentare di dare forma, in questo caso, alla speranza che…ha valori più alti. Mi fa piacere che sia stata letta, bene, anche questa.
GS: mette in luce le nostre fragilità, le nostre debolezze più profonde, è bello che sia nella creta indocile della vita. L’altra lirica che mi ha citato è Squame, vado a leggerla, a pagina 48 del volume:
Squame
In questa notte d’inverno,
tra strade di gelo, nel fosso
circondato da viali pedonali,
soltanto i pesci. Guizzano
nell’aria colorando il silenzio
di fuochi, riflessi, voli lievi,
risa di gioia.
Sono gli stessi pesci, scuri,
sporchi, nativi del fango, che,
poche ore prima, erano presi
di mira da infiniti sguardi
di disprezzo e dai petardi
dei bambini di buona famiglia,
ben vestiti, annoiati da lusso
e moine.
Mi guardo le mani. Attendo,
impaziente, le squame.
È bella!
IM: l’hai letta molto bene, proprio con le pause giuste!
GS: ci sono le virgole! (ride) — è bella, si gioca tutta negli ultimi versi ed oppone, secondo me, l’Essere all’Apparire: la prima parte è centrata sull’apparenza, mentre, negli ultimi versi, il Poeta spinge verso l’autenticità della vita. Non è tanto importante la purezza esteriore quanto quella interiore. È forse questo che ha voluto dirci…
IM: c’è anche un’immedesimazione con questi pesci che, diciamo così, sono visti per il loro aspetto esteriore, come qualcosa di sgradevole… e anche per un certo tipo di vita che prescinde dall’aggressività, dalla distrazione: questi bambini che si divertono con questi pesci…È un’istantanea che indirettamente fa anche riflettere, fa pensare alla nostra condizione: tutti noi possiamo essere, a seconda del momento, o dentro il fosso o fuori…È una poesia un po’ particolare…Mi fa piacere che sia stata letta e citata…
GS: possiamo, credo, ritornare adesso alle domande: l’altra domanda era: qual è, per lei, il confine tra racconto e poesia? Se c’è un confine.
Molte delle sue liriche hanno uno spiccato carattere narrativo ed è questo un aspetto molto particolare ed interessante perché, per me, già è molto difficile esprimersi, rispettando il limite del verso, poi, raccontarsi intimamente come fa lei, nella poesia, è tutta un’altra cosa, è ancora più difficile! Quindi, l’aspetto del raccontare è particolare.
IM: indubbiamente, la domanda è adeguata perché, come sai, scrivo anche narrativa, anche racconti…Io direi che l’osservazione, fatta da alcuni lettori, anche competenti, è che inserisco sempre un po’ di racconto nella poesia e viceversa …cioè, anche nei racconti ci sono pagine “liriche”; ciò non vuol dire che non contribuiscano a delineare la storia, ma sono… A qualcuno potrebbe anche non piacere, ma, ormai, direi, che è una caratteristica praticata, nel tempo, una caratteristica…distintiva di quello che scrivo da alcuni anni.
Il confine può essere abbastanza sfumato in alcune forme di scrittura perché la Poesia non è solo andare accapo, così come il racconto non è solo…può contenere…Non è detto che debba contenere Poesia, in senso stretto, però può essere lirico, non puramente descrittivo, ma rendere anche delle sensazioni che sarebbero più adatte, in fondo, alla Poesia. Quindi, direi, che il confine c’è, ma è sfumato. Può essere superato agevolmente da entrambe le direzioni.
GS: E allora, adesso, l’altra parte della stessa domanda è un’altra sfumatura, cioè: che cosa distingue una semplice scrittura creativa dalla poesia?
IM: questa è impegnativa: dunque, non lo so, direi, più che a livello tecnico, è nella ricezione. Se chi legge riesce a percepire, a sentire qualcosa che lo coinvolge personalmente, allora siamo più sul versante della Poesia. La scrittura creativa può essere moltissime cose.
Direi, per arrivare ad essere Poesia deve emozionare, deve far riconoscere al lettore qualcosa di suo. Direi che più che dal punto di vista tecnico, la distinzione è nella ricezione, cioè nel destinatario, in chi legge. Però, è un’impressione personale, non c’è una risposta univoca, assoluta, dipende sia dall’autore che dal lettore.
GS: adesso, la successiva: quanto si affida all’istinto, all’ispirazione, nella sua scrittura, e quanto invece appartiene ad un lavoro più attento, di revisione e cura del testo?
IM: Specialmente per la Poesia, la cosiddetta ispirazione, possiamo anche chiamarla emozione, ci deve essere qualcosa che ti colpisce al punto da dire: “devo fermare questo attimo, devo renderlo parola.”
Direi, l’ispirazione è fondamentale; alcuni testi, sia di narrativa che di Poesia vengono già quasi pronti; paradossalmente, è proprio lì che bisogna agire perché la limatura, la rilettura, la sfoltitura, sono sempre essenziali, anche, soprattutto, quando sembrerebbe tutto già pronto.
Direi, l’ispirazione è fondamentale, ma il lavoro di revisione è altrettanto fondamentale. Certo, va fatto in ogni caso, anche quando sembrerebbe tutto ben già predisposto. Bisogna rendere il testo più essenziale possibile, più facilmente recepibile anche da chi lo legge, le complicazioni degli avvenimenti, che possono essere sfrondati, le vedo, inutili, a mio parere.
GS: adesso passiamo al romanzo Lo specchio di Leonardo, pubblicato da Eiffel Edizioni e contiene una bella prefazione del prof. Panella, docente di Estetica alla Scuola Normale di Pisa. Allora, com’è nata l’idea di questo romanzo? (forse è una domanda che le hanno fatto in cinquantamila persone!).

Figura 2 Ivano Mugnaini, Lo specchio di Leonardo, Eiffel Edizioni, Salerno, 2016
Al centro di questo romanzo è Leonardo Da Vinci al quale fa da controcanto il suo sosia: il copista Manrico che rappresenta il lato oscuro del genio, quanto meno la parte di sé che egli non può mostrare in società e neppure forse confessare a sé stesso. Quindi, ci sono due personaggi, in questo romanzo.
IM: dunque, com’è nato? la domanda è giustamente più che legittima poiché, tra l’altro, come sai, ci sono decine di romanzi dedicati a Leonardo da Vinci.
Io ho cercato un’angolazione particolare perché, vedendo, conoscendo i risultati che ha ottenuto in tante discipline: la scienza, la pittura…viene fatto di chiederti a che pressioni fosse soggetto, sia dall’esterno che da sé stesso, dalla propria psiche, un personaggio del genere, e soprattutto, se la sua immagine pubblica corrispondesse a quelli che erano, in realtà, i suoi desideri, emozioni, segreti.
È stato utile questo meccanismo, citato, del “Doppio”. (Tra l’altro, il prof. Panella, era esperto in questo, ha scritto molto. Nel romanzo, c’è, praticamente, un piccolo saggio sul “Doppio”, come hai potuto vedere, che parte proprio dagli inizi…)
Non sono così esperto come lui, però mi è venuto istintivo creare l’alter ego di Leonardo, spesso più saggio di lui, oppure più coraggioso, nell’ammettere che qualsiasi uomo ha dei lati oscuri. E, come hai giustamente detto, ci sono numerosi riferimenti in letteratura: da Conrad a Pirandello al romanzo gotico, a Dorian Gray. Nel caso specifico, volevo dimostrare che anche un gigante come Leonardo ha delle debolezze, delle fragilità che non lo rendono meno grande, anzi, semmai lo rendono più grande; è un uomo come gli altri che è riuscito ad arrivare a certi livelli, superando anche le proprie debolezze, per così dire.
GS: vorrei leggere un passo brevissimo del romanzo, sull’ACCETTAZIONE, molto significativo; si trova, per chi avesse il libro, a pagina 26:
“Forse la soluzione, l’unica possibile, è in un riso di pietà, quello che mi sono sempre negato. Forse nell’ironia aspra e lieve dell’accettazione dello stato delle cose c’è una strada, ovunque essa conduca. Dev’esserci stato lasciato un segno: seppure arduo, intricato, perfino bizzarro, per giustificare l’esistenza, il piacere, il dolore, il tempo che scava come un aratro rugginoso. “
Questo “diamantino” è arrivato proprio all’inizio del romanzo e anche qui c’è la ricerca del senso della vita, no? Fa riferimento alla strada e anche se non ne conosciamo bene il percorso e dove ci porterà, c’è sempre la ricerca del senso della vita.
IM: e questo passo si ricollega anche all’altro libro che abbiamo letto.
GS: c’è un filo che lega la poesia alla prosa.
IM: sì, certo, per me, sì.
GS: è un’opera unitaria. Lei è Poeta, scrittore saldo, gli stessi temi si ritrovano sia nella poesia che nella prosa.
Adesso passiamo all’altra domanda: Quali sono i suoi scrittori e poeti preferiti? Avevo questa curiosità…
IM: direi alcuni li abbiamo già citati prima, parlando del Doppio. Partirei, innanzitutto, dai classici, tutta la letteratura classica, ma, per esempio, Dante, che è un gigante, già citato, poi, Conrad, Eliot, Pirandello, anche gli autori che indagano sull’Assurdo quali: Beckett, Ionesco e tantissimi altri. Sono tante le fonti di ispirazione magari indirette, magari qualcosa che abbiamo letto e che ci rimane dentro, nella memoria, nella mente.
GS: Di Eliot, che cosa…?
IM: Di Eliot, resta, ineludibile: “The Waste Land”, 1922 (La terra desolata)
GS: non so, vuole leggere un passo, magari in lingua originale!
IM: certo, ci provo!
GS: certo!
IM: non possiamo leggerla tutta, per questioni di tempo, vorrei leggere solamente alcuni versi iniziali e poi la parte finale che fa parte di WHAT THE THUNDER SAID[1] perché li considero molto attuali; intanto, cominciamo con la parte “distruttiva” in cui dice:
“April is the cruellest month, breeding
Lilacs out of the dead land, mixing
Memory and desire, stirring,
Dull roots with spring rain.
Winter kept us warm, covering
Earth in forgetful snow, feeding
A little life with dried tubers.”[1]
Accenno ad una breve traduzione?
GS: prego, prego!
IM: questo è un pezzo famosissimo: evidenzia il rifiuto della rinascita; ricordiamo: siamo dopo la prima guerra mondiale; tra l’altro, sono cose attualissime perché le guerre si ripropongono, perché le situazioni di crisi sono ricorrenti, purtroppo.
In sintesi, il Poeta preferirebbe l’inverno che è favorevole all’oblio, ciò che fa dimenticare, piuttosto che la rinascita delle cose. Questa è la parte distruttiva, più drammatica: il rifiuto della vita! Però si va, poi, attraversando tutto il poema, alla parte finale che leggerei: (andrebbe letto tutto, ma insomma…)
“Here is no water but only rock
Rock and no water and the sandy road
The road winding above among the mountains
Which are mountains of rock without water
If there were water we should stop and drink
Amongst the rock one cannot stop and drink
Sweat is dry and feet are in the sand”.[1]
Qui c’è una mancanza d’acqua, acqua come simbolo di vita, di speranza. Però, farei riferimento a questi verbi che il Poeta usa, tratti dal sanscrito:
“Datta. Dayadhvam. Damyata.”
che significano: DARE, AVERE COMPASSIONE e CONDIVIDERE; li trovo particolarmente attuali. È il senso della generosità, la comprensione, la condivisione, cioè la capacità di sentire il dolore altrui.
Ho trovato un piccolo saggio per cui leggerei pochissime righe; l’autore è: Riccardo Del Ferro, il titolo è: “Di fronte alla Metamorfosi: Pandemia, Guerra e Crisi: la nostra terra desolata”[1].
Leggerei pochissime righe che mi sembrano significative:
“(…) le tre parole con cui Eliot conclude La Terra Desolata, risuonano enigmatiche ed oscure per la mente umana che cerca e produce continuamente significati. Di fronte alla distruzione della guerra, le voci che si susseguono, nel grande poema, tentano di trovare un sentiero perduto, una combinazione di parole, una sorta di incantesimo che ricomponga ciò che è stato infranto: Dare, Provare compassione e Controllo. “
Ecco, direi che, come vediamo, la Scrittura (e la Letteratura) non passa mai…non scade. Come sai, il poemetto è stato scritto un secolo fa ed è attualissimo, sembra che l’abbia scritto per noi, per l’Oggi.
GS: a fatica, passo alla successiva domanda: Cosa si sente di dire ad un giovane che volesse scrivere prosa o poesia?
IM: qui, inizio con una mezza battuta, che non è una battuta, ma, insomma… la battuta è questa: il Poeta Byron, alla figlia che gli chiedeva “Cosa faccio nella vita?”, rispondeva: “Tutto tranne che il Poeta!” Però, il bello è che lui ha fatto il Poeta e la figlia si è dedicata alla Poesia! In pratica, non si può…Poi, s’è rivolta alla scienza… ma era una sorta di artista!
Ognuno deve seguire la propria strada, se c’è l’inclinazione, è giusto che si scriva oppure…non è necessario neanche scrivere, basta seguire ciò che si sente giusto, adatto a noi!
GS: la successiva domanda è sulla traduzione: cosa fa di un traduttore, un buon traduttore? E se può dirci qualcosa sulla traduzione poetica.
IM: …Tra l’altro siamo anche colleghi in questo…
GS: Nooo…ma io non sono….
IM: no, no, siamo colleghi da molti punti di vista… (ride)
Dicevo: recentemente ho tradotto una Poetessa: Giuliana Donzello[1] che scrive molto bene, ma, tradotti in inglese, i suoi testi, diverrebbero incomprensibili, questo, l’ho detto anche a lei.
Quindi, l’ideale, per un traduttore, è riuscire a rendere tutto quello che è nel testo, tralasciando il meno possibile, ma renderlo, come dire, recepibile nella lingua di destinazione. La traduzione è un compromesso tra ciò che bisogna cambiare e ciò che bisogna mantenere. Sempre, soprattutto, rispettando il testo che è la cosa più importante. Non so se sei d’accordo e, in fondo, il traduttore è un autore ulteriore, però, deve rispettare il testo di base, altrimenti è un traditore più che un traduttore!
(ridono)
GS: siamo arrivati all’ultima domanda: C’è ancora qualcosa che vorrebbe realizzare come artista e come uomo? Se ha ancora dei sogni nel cassetto o un ambito artistico che non ha ancora esplorato.
Una domanda, così, discorsiva…
IM: non è facile, me la caverei, dicendo sì a tutto, ma se c’è un settore in cui mi piacerebbe avere competenze tecniche maggiori, è quello della musica! Mi piacerebbe molto suonare. Io ho un amico, professore di musica, che mi dice: “Non è mai troppo tardi, non è mai troppo tardi!” solo che me lo dice da anni…! Diventerà troppo tardi! (ride)
GS: ma lei è un Poeta, la musicalità, ce l’ha dentro!
IM: grazie: io avevo iniziato da bambino poi ci sono stati altri percorsi. Credo che abbia detto bene, quella parola lì: MUSICALITA’, credo sia essenziale in tutto, non soltanto nella scrittura, è un po’, in fondo, anche nel RITMO DELLA VITA! Perfetto! …Grazie…
GS: certo…Grazie, Ivano! Avremmo concluso, dovrebbe ritornare… Ciao, Antonella!
AV: vi vedo, vi ho ascoltato davvero con molto interesse; devo dire che Ivano ha detto diverse cose, ottime riflessioni.
Mi piace il fatto che abbia usato questa parola più d’una volta, la parola: COMPASSIONE e vi dico anche il motivo per cui mi ha colpito: diciamo che è un po’ la fissa nella mia scrittura poetica per cui, se trovo un collega che ne parla…
Perché non tutti i Poeti parlano di compassione, anche se io credo che dovrebbe essere connaturata in chiunque, il Poeta dovrebbe essere un tutt’uno con la compassione. Fa riflettere il fatto che la Poesia possa essere un tramite eccezionale, straordinario, a favore della compassione.
C’era qualcuno che diceva che la Poesia è quel posto dove ognuno… dove ci si somiglia, dove tutti siamo la stessa persona. Ma, se vuoi, la compassione ci può stare all’inizio, benissimo, ma anche alla fine! È un discorso affascinante ed io direi interminabile, se ne potrebbe parlare sempre, ma, poi, sarebbe come parlare dell’essere umano. La Poesia è questo! La Poesia è L’Umanità!
Io ricomincerei un’altra intervista!
IM: la faremo! Comunque, la parola-chiave, l’hai detta tu: l’Essere Umano con la sottolineatura dell’aggettivo “umano”. Credo questo sia un po’ il sunto, se vogliamo il punto creativo di tutto il nostro dialogo. Mi fa piacere che tu abbia notato, questo.
AV: Io, ripeto, spunti di riflessione, veramente, me ne hai dati tanti. Ma sono le domande su cui, molto spesso mi arrovello. Mi piacerebbe discorrere con dei Poeti su questi punti che sono un po’ dei chiodi fissi per vedere cosa ne pensa un altro Poeta…e ne approfondirei volentieri molti altri con te!
Faccio subito una domanda e poi una brevissima riflessione: credi che la scrittura sia tanto vera quanto più è essenziale? E se vuoi, la Poesia è una forma di scrittura essenziale!
Si aprirebbe un altro discorso e fare anche una differenza, perché se trovavi quel confine molto labile, quasi inesistente, tra narrativa e Poesia… Però, dal mio punto di vista, ripeto, colgo l’occasione, favorevole in questo caso, di potermi confrontare con un Poeta, ecco, io credo nella forma INCISIVA ED ESSENZIALE e CONCISA, al tempo stesso. Credo sia una forma straordinaria di poter dire tantissimo con poche parole!
Non so, mi veniva in mente anche la riflessione di Ungaretti. Lui dice che la Poesia deve contenere in sé un segreto per essere tale. La Poesia elementare non è Poesia. Io ho, poi, tutta un’interpretazione della riflessione di Ungaretti.
Parlo del mio gusto personale: a me piace, per esempio, la scrittura quasi ERMETICA dove devi soffermarti ulteriormente per capire, per comprendere. Per capirci…una poesia scritta in maniera semplice, dove immediatamente capisci quel che ti sta dicendo…mmm… (anche se, per carità c’è sempre una parentesi che si può aprire, può dire tanto altro rispetto a quello che al momento recepisci) …
Poi, Ungaretti, spiega molto bene questo suo “Deve contenere un segreto”, sappiamo, conosciamo molto bene la sua scrittura: molto contenuta, molto implicita, molto racchiusa, ecco! Cosa ne pensi a proposito di questo?
IM: Ungaretti, come sappiamo, era anche teorico, un professore; questa bella definizione del SEGRETO, la trovo interessante. Forse, per Segreto, possiamo anche intendere qualcosa che vada al di là della semplice superficie delle parole, per così dire! Direi, la concisione rende la Poesia, l’arte più difficile. Forse, è fuori luogo fare delle classifiche, tuttavia, la Poesia è più difficile della narrativa, lo dicono molti narratori, proprio perché non ti consente di spaziare. Devi, nello spazio breve di un verso, inserire tutto quello che magari il narratore inserisce in dieci pagine, non so…
“Il segreto” è una bella definizione perché, secondo me, la Poesia che funziona è quella che fa sì che il lettore riconosca sé stesso, anche nelle esperienze più, in apparenza, distanti. Persino, nel dolore più assoluto, ognuno deve riconoscere qualcosa che lo colpisce internamente e che lo rende, in un certo senso, co-autore perché, su venti lettori, venti daranno un’interpretazione diversa della Poesia. Magari, nella narrativa, succede meno!
La Poesia è un dialogo segreto, tornerei a questa bella definizione, tra chi legge e chi scrive. È veramente un lavoro di COOPERAZONE; perché, ripeto, un testo che dice tutto, che si dispiega subito, senza alcun livello ulteriore, è più una descrizione. È rispettabile, certo, ma non arriva a…
Mentre, una Poesia vera, ti chiama in causa, ti obbliga a venir fuori, a rivelarti con i tuoi desideri, con i problemi…è questo! In questo senso, è anche un po’ psicanalitica, la poesia, chiama a sé, chiama a sé! Quella vera!
Si tratta poi di stabilire se sia vera… ma quella vera, viene fuori da sola, ti dà quel qualcosa in più, ti obbliga a scavare dentro.
Comunque, mi è piaciuta molto questa definizione di “segreto”! …Me la segno! (ride)
AV: Sin dalla prima volta in cui ho incontrato questa riflessione di Ungaretti, è dentro di me! La sento, la sento tanto!
Intanto, mi complimento con entrambi: per le riflessioni di Ivano che approfondirò sicuramente, per le domande di Giulia che sono state non soltanto impegnative ma difficili, nel senso che chiedere ad un Poeta: “che cos’è la Poesia? ”…
IM: (ride) no…è bellissima, lo domanda, però viene voglia di scappare…
AV: perché sarebbe interminabile… (ride)
IM: sì, sì, interminabile…!
AV: anche lì, la risposta sarebbe personale, ogni Poeta potrebbe rispondere in maniera diversa…! Vi rinnovo i complimenti e se permettete, chiuderei, sottolineando dei versi che ho ascoltato, tratti dalla tua poesia Con sollievo, perché si sono fermati in testa, poi, magari ho anche capito il perché. Voglio, un attimo, riprenderli, sono tre, quattro versi:
tu scrivi:
“Tutto, perfino il nulla, ha corpo nella parola,
e la sua assenza di sostanza è pietà,
misericordia nella tortura che ci consuma,
il “foco che ci affina”.
Al di là del richiamo a Dante, di cui avete già parlato, ma non è questo, per me, importante, perché, quando scrivi: “tutto perfino il nulla, ha corpo nella parola”, io credo che questi versi, ma anche soltanto il primo che ho letto, siano significativi della NECESSITA’ VITALE DELLA PAROLA POETICA, perché la Poesia serve alla vita, serve a migliorare la vita e penso che questa sia una consapevolezza diffusa ma, ahimè, non abbastanza! Noi, io nel mio piccolo, cerco di “lavorare” in questo senso, perché c’è da fare tanto, tanto con la Poesia! Credo sia un’ottima strada per migliorarci per avvicinarci a quella Umanità, a quella compassione di cui parlavamo prima.
IM: perfetto, tutto si ricollega. Direi di sì, queste sono le parole-chiave: la compassione. Magari, la Poesia non può risolvere, ma può aiutarci a vedere meglio, come diceva Eliot. Sentire il dolore dell’altro, sembra poco, ma invece è fondamentale! Compassione, cioè: SENTIRE ALLO STESSO MODO.
AV: ci sarebbe anche un’altra riflessione, amara, se vuoi, il fatto che, a rigor di logica, parrebbe che tutti i Poeti siano o debbano essere UMANI, ma questo non sempre accade!
Ci sarebbe da parlarne…
IM: in un’altra intervista!
AV: un’altra puntata!
IM: la faremo, la faremo! Comunque, è un bello spunto di riflessione che lasciamo a noi stessi e anche agli altri. Sì, perché, purtroppo, è la verità, è una contraddizione in termini, non so se mi sono spiegato, altrimenti, ha poco senso, diventano delle belle parole, ammesso che siano belle, queste di cui abbiamo parlato.
Infatti, la prima domanda che mi ha fatto Giulia era proprio questa! La Poesia non è soltanto quella sui libri, è un atteggiamento, un modo di fare, di pensare; non a caso Poesia ha la stessa radice di “fare”.
AV: sono d’accordissimo con te; c’è una bellissima definizione che secondo me rende benissimo quello che hai detto: “la Poesia come postura esistenziale”.
IM: come ci si dispone: il corpo e la mente, come li poniamo rispetto al mondo e allo spazio! Bello! Me le segnerò tutt’e due! (ride)
AV: (ride) Bene, io vi ringrazio…
IM: grazie a Giulia per le bellissime domande, un po’ una sudata, ma è stato un piacere!
GS: no, grazie a te, Ivano! Grazie, Antonella!
AV: Grazie a chi ha avuto la pazienza di seguirci…
GS: ciao, Ivano!
IM: alla prossima!
***

Fuori dal cerchio magico, potrei dire che la Poesia è un riflesso di luce ed il Poeta, colui che riesce a cogliere quel riflesso. È il fascio di luce che può illuminare una stanza buia ma, ad un livello superiore, la speranza, la capacità di farci piccoli e accoglienti.
Mi sovviene, a questo proposito, una lirica di Antonella Vairano in cui ella sembra invocare l’alba di un giorno nuovo, compassionevole e, per questo, perfetto:
Manca poco per l’alba
Avremo giorni perfetti
di mangiatori di fuoco
senza fame
di elefanti ubbidienti
senza circo.
Avremo coppe di vino denso
e teste piene di stelle,
senza vento.
Avremo ragione compassionevole
Sulla punta della lingua.
Avremo solido canneto
E una fetta di luna.
E in un pomeriggio che si svende
Saremo tutti di più
Vestiti per bene
e con oli essenziali nei capelli.[1]
Ma, anche in Mugnaini filtra, improvviso, un raggio di luce che consente di emergere dall’ angoscia più profonda e, come il vento di Leopardi[1], ribalta l’immobilità; è: Un raggio più tenace in La creta indocile:
È ancora il tempo dell’attesa,
sospende il battito tra attrazione
e paura. Perfino l’aria, elemento vitale,
alimento dell’esistere, si fa scommessa,
rischio, peccato mortale. Andare
alla finestra, alla luce del sole, dovrebbe
essere impulso, palpito delle vene. È diventato
tempo, riflessione: nell’istante in cui
ragiono sul bilancio del dare e dall’avere,
la distanza tra il divano e il davanzale,
si siede la pena al mio fianco, ed è
gentile, quieta, quasi gioviale. Mi copre,
con un abbozzo di abbraccio, la vista
del vetro assolato. Resto seduto,
comodo, stordito. Il gelo nella carne
è carezza, la stanchezza è dolce, ora:
sapere di non volersi muovere,
restare alla portata delle sue dita.
Ma c’è un raggio più tenace, diretto
Da trame arcane di mura e rami.
Arriva a toccare la gamba, l’avvolge,
la scalda, la sfiora. Riesco ad alzarmi,
a camminare, verso i voli del cuore.
Differenti per stile e forma, oserei dire, anche per tematiche: di denuncia, impegno civile, la Poesia della Vairano, più intima ed esistenziale, quella di Mugnaini, le due liriche riportate, rimandano, in un certo senso, una visione speculare, lambite, entrambe, dallo stesso riverbero luminoso.
Perché la Poesia è amore e, come l’amore, non conosce motivazione né possesso, ma t’avvolge all’improvviso; essa è caso e destino insieme.
Nella lirica La stazione, contenuta in Inadeguato all’eterno, nella furia d’una stazione deserta e assolata, il Poeta si augura non giunga alla mente una Poesia, ma una donna dalla pelle imperfetta e rossa di follia! Eppure, c’è qui il richiamo al silenzio, elemento sempre capace di tessere, insieme, le parole poetiche:
La stazione
Giunto in anticipo di fronte
a questa stazione, fermo, immobile,
senza aspettare alcun treno, non vorrei,
stavolta, che arrivasse alla mente
una poesia.
Vorrei che da quella porta rugginosa
dell’atrio uscisse trafelata la carne
imperfetta di te, accesa, sudata,
rossa di vita di follia.
O, almeno,
su quel vetro polveroso e mezzo frantumato
vorrei la pace assurda di un riflesso
di sole di cui non conosco l’origine
né il senso. La quiete afosa, la luce
ironica, fatale, del silenzio.[1]

Intimamente legata alla lirica La stazione, è Capita, fatalmente[1] in cui il Poeta sottolinea, non soltanto la casualità della creazione poetica, ma anche la libertà che caratterizza la scrittura poetica. La Poesia non ha padroni ma salde radici nell’animo umano.
Capita, fatalmente
Capita, fatalmente, magari mentre
mangio una pizza in un locale affollato,
di pensare per cosa vivo, per cosa
e di cosa mi nutro, davvero, nella carne,
nel respiro. In fondo, alla fine, rimane
solo lei, lei sola: la poesia. L’idea
di averla senza possederla, sperando
con coraggio, con velleità vitale,
di esserne posseduto nel piacere
di amarla fino a farmi male.
La poesia, la certezza che nessun potere,
nessun politicante avvelenatore di sangue
e di sorrisi, potrà mai strapparla del tutto
di dosso, nessun assurdo, nessuna follia,
neppure quella che la genera e la uccide,
istante dopo istante;
neppure la mia.
A cura di:
Giulia Sonnante
per Circolo Letterario Vento Adriatico
Autore in Circolo
[1] Ibid p. 30
[1] I. Mugnaini, La stazione in Inadeguato all’eterno, Felici Editore, Pisa, 2008 p.24
[1][1] Cfr. G. Leopardi, L’infinito, (28 maggio, 1819 (Canti, XII)
[1] A. Vairano, Manca poco per l’alba in “il mondo s’è fatto male” CSA editrice, Bari, 2018
[1] G. Donzello, Crisalidi, Leonida Edizioni, Catona (Reggio Calabria), 2022. —Testo inglese a fronte.
[1] Riccardo del Ferro in Anno Vii, numero 39, settembre 2022 – STRANIERI A NOI STESSI –
[1] [Qui non c’è acqua ma soltanto roccia / Roccia e non acqua e la strada di sabbia / La strada che serpeggia lassù fra le montagne / Che sono montagne di roccia senz’acqua / Se qui vi fosse acqua ci fermeremmo a bere / Fra la roccia non si può né fermarsi né pensare / Il sudore è asciutto e i piedi nella sabbia] traduzione di Roberto Sanesi.
[1] [Qui non c’è acqua ma soltanto roccia / Roccia e non acqua e la strada di sabbia / La strada che serpeggia lassù fra le montagne / Che sono montagne di roccia senz’acqua / Se qui vi fosse acqua ci fermeremmo a bere / Fra la roccia non si può né fermarsi né pensare / Il sudore è asciutto e i piedi nella sabbia] traduzione di Roberto Sanesi.
[1] [aprile è il più crudele dei mesi, genera / Lillà da terra morta, confondendo / Memoria e desiderio, risvegliando / le radici sopite con la pioggia della primavera. / L’inverno ci mantenne al caldo, / ottuse con immemore neve la terra, nutrì / Con secchi tuberi una vita misera.] traduzione di Roberto Sanesi.
I versi in lingua originali sono tratti da: T.S. Eliot, The Waste Land and Other Poems, Faber and Faber Limited, Bloomsbury House, London, 1999.
[1] [ciò che disse il tuono] traduzione di Roberto Sanesi.

