CONCHA LAGOS di MIRIAM BRUNI

Concha Lagos con uno dei figli di José Hierro

María Concepción Gutiérrez Torrero

CONCHA LAGOS

1907-2007

              

Amante dei bambini e autrice di libri per l’infanzia e per il teatro, oltre che di opere in prosa, fu però la poesia l’appiglio vitale per Concha Lagos, un rifugio e insieme una forza capace di opporsi alla solitudine, alle difficoltà e alle zone d’ombra dell’esistenza. Rivendicò una letteratura autentica e una voce lirica personale, lontana da scuole, etichette e mode; per questo ogni libro divenne un nuovo tentativo di trovare un timbro proprio e un territorio creativo riconoscibile.

In questa fedeltà a se stessa si riconosce uno dei tratti più originali della sua figura: la sua non fu una poesia di adesione, ma di ricerca; non una scrittura obbediente a correnti dominanti, bensì un esercizio continuo di verità interiore. Anche per questo la sua opera conserva ancora oggi una vibrazione intatta: non risponde a una moda, ma a una necessità umana profonda, e proprio per questo continua a parlare al lettore contemporaneo.

Scese con ostinazione nel proprio paesaggio interiore e, allo stesso tempo, si spinse verso orizzonti esterni — concreti e metafisici, religiosi e filosofici, persino oltre il sensibile — in cerca di risposte alle domande della sua vita.

Hay quien canta cualquier cante
y al son que le tocan baila,
yo siempre al mismo compás
y con la misma guitarra.

Ya ves qué fidelidad
y qué firmeza la mía.
(Acaso miedo al trabajo
de cambiar todos los días).

Hoy aquí, mañana allá,
ahora en vaso, luego en copa.
Yo a mi vino sosegado,
a mi compás, a mi copla.

CONCHA LAGOS
da Arroyo claro (1958)

Vi è chi canta qualsiasi canto
e al suono che gli fanno balla,
io vado sempre al medesimo ritmo
e con la stessa chitarra.

Vedi quanto sono fedele
e determinata.
(Forse temo lo sforzo
di cambiare ogni giorno.)

Oggi qui, domani là,
ora nel bicchiere, dopo nel calice.
Io sto stretta al mio vino,
al mio ritmo, al mio verso.

Mia versione italiana
da Ruscello chiaro (1958)

La sua poesia si muove così in una zona di confine particolarmente feconda: da un lato la confessione e la ferita privata, dall’altro una tensione riflessiva che sfiora l’interrogazione metafisica. Nei suoi versi l’esperienza vissuta non si esaurisce nel dato autobiografico, ma tende a trasformarsi in conoscenza, domanda, apertura. È forse in questa capacità di convertire l’intimo in forma condivisibile che risiede una parte essenziale della sua forza.

Attraverso la confessione emotiva e la testimonianza poetica riuscì a dare un senso al proprio cammino e a ricomporre, grazie al potere profondo della parola in versi, la sua mappa esistenziale: affetti, ferite, desideri, emozioni.

Ne nacque un’identità letteraria inconfondibile e un universo lirico solo suo, che non le servirono soltanto a nominare la realtà, ma anche a riconoscersi, definirsi e comprendersi. Così la sua scrittura ha continuato a proiettarla nel tempo: oggi resta presente per noi lettori, viva, nel corpo e nell’anima delle sue poesie.

I ritratti che seguono furono realizzati dall’amico pittore Anselmo Miguel Nieto.

Scrisse l’autrice: «La mia vita potrebbe dividersi in due tempi: prima e dopo aver conosciuto Anselmo Miguel Nieto. A lui devo un senso più ampio della bellezza e più umano dell’arte.

Parte della mia vita rimane radicata nei pomeriggi passati nel suo studio; a conversazioni, a silenzi, a passeggiate alle periferie della città; alle lunghe ore dei musei, soprattutto il Prado, così vicino al suo ultimo studio. Dalla terrazza vedevamo i giardini del museo, di fronte il chiostro di San Jerónimo, e a destra gli alberi del Retiro.

Tutto, come un prolungamento della terrazza. Quando la mancanza di luce ci obbligava a sospendere il lavoro, continuavamo su di essa la conversazione, interrotta solo dal volo delle colombe, già familiarizzate con la nostra presenza, lasciandosi persino prendere e dipingere. Nel bel tempo ci sorprendevano lì le stelle. Erano i migliori momenti. Al buio, la conversazione di Anselmo diventava più fluida, saltando da un tema all’altro, percorrendo stadi della sua vita: l’infanzia, l’epoca bohème a Parigi, condividendo uno studio con Picasso; le sue scorrerie, paese dopo paese, per l’Italia; più tardi, la vita nella capitale e, soprattutto, gli amici. Era una sfilata costante, in particolare i già scomparsi: Valle-Inclán, Baroja, Enrique de Mesa, Julio Camba, Romero de Torres… Nemmeno loro mancavano: María Guerrero, l’Argentina, Tórtola Valencia…».

A partire dal 1954 Concha Lagos divenne una delle figure più eminenti dei circoli letterari madrileni: non solo iniziò la pubblicazione delle sue opere, ma promosse attività e incontri che aprirono la strada a molti altri autori dell’epoca e guidò la rivista Cuadernos de Ágora (1956-1964), l’edizione della collana poetica Ágora e la tertulia letteraria alla quale accorrevano molti dei nomi più rilevanti del panorama intellettuale del momento. La rivista e la casa editrice sostenevano la diversità senza compromessi, aprendo spazi alle voci poetiche di tutte le generazioni, di tutte le età e ideologie, di uomini e donne, di coloro che erano rimasti e di quanti avevano dovuto esiliarsi. E nella tertulia, gli autori emergenti condividevano la conversazione con i più consacrati, nell’ambiente caldo e libero che l’anfitriona propiziava settimanalmente.

In tal senso, Concha Lagos non fu soltanto un’autrice da leggere, ma una presenza da cui molti poterono essere accolti, ascoltati, incoraggiati. La sua opera editoriale e relazionale contribuì a creare uno spazio raro di convivenza letteraria, aperto alla pluralità delle voci in un tempo che non sempre favoriva il dialogo, né la visibilità delle donne nella cultura. Anche per questo la sua importanza supera l’ambito strettamente testuale: accanto alla poetessa, vi fu un’instancabile animatrice culturale, capace di fare della letteratura non un recinto, ma un luogo d’incontro.

Negli anni in cui io mi affacciavo al mondo, Concha concludeva il suo primo volume di memorie, La madeja (1978), e pubblicava Teoria dell’insicurezza  (Madrid, 1981), organizzando per quella ricorrenza una riunione letteraria alla quale parteciparono, fra gli altri, Carmen Conde, Antonio Tovar, Ernestina de Champourcín, Rafael Morales e Amalia Álvarez Cienfuegos. 

Miriam Bruni